Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > tradimenti > La fidanzata del mio amico (parte 33)
tradimenti

La fidanzata del mio amico (parte 33)


di Sicilydoc85
16.04.2026    |    7.257    |    9 9.2
"​M - "Ho pensato aveste sete, così ho trovato il modo di farmene offrire quattro…" ​Risate e sorrisi, Maria mi fece un occhiolino..."
Il sabato mattina Maria si presentò alla porta alle nove in punto, con il volto segnato da una notte di veglia e gli occhi che bruciavano di una febbre oscura.

Non appena varcata la soglia, si sfilò il trench con un gesto secco, lasciandolo cadere sul parquet come una pelle morta.

​Era nuda, rivelando ogni livido ancora presente, ogni segno che i miei schiaffi e la furia di Giovanni avevano impresso sulla sua carne.
Aveva attraversato la città con i mezzi pubblici, con il trench addosso e null'altro sotto.
Si mise a quattro zampe sul tappeto, ma non abbassò la testa.
Il suo sguardo era quello di una predatrice che ha finalmente accettato la propria natura. La fissai mentre le premevo il pollice contro il labbro inferiore, deformandolo.

​Io - "Sei qui per implorare, cagna?"

​Maria ringhiò con le pupille dilatate: "Sono qui perché non accetto di essere sottomessa! Mi piace essere la tua troia… esserlo con te, e non solo, ma convincendoti in tutto e per tutto! Giovanni non è stato un errore, è stato solo una conferma. Ho avuto l'ennesima conferma che posso ridurre un uomo in cenere con un solo sguardo, e voglio farlo per te… Voglio che tu mi usi come una lama, amore mio... Prendimi! Scopami! Ma prendimi come se volessi marchiarmi l'anima, non solo il culo!"

​La montai sul tappeto con una ferocia che era l'unica risposta possibile alla sua sfida.
Affondi pesanti, ritmici, che facevano tremare il suo corpo contro il pavimento.
Maria non subiva, ma rispondeva a ogni colpo con urla strozzate, descrivendo nei dettagli più luridi come avesse provocato Giovanni, come lo avesse insultato per spingerlo a spaccare le doghe del letto sotto il peso della loro lussuria traditrice.

​Mi raccontò della bava di lui sul suo collo, del rumore del legno che cedeva, godendo visibilmente nel vedere come la mia rabbia crescesse a ogni sua parola.
Sborrai dentro di lei con un ruggito, sentendo le sue carni contrarsi intorno a me in un abbraccio che sapeva di possesso assoluto e di perdizione condivisa.

​Maria rimase schiacciata contro il tappeto, il petto che sussultava per il respiro affannoso.
Il calore del mio seme dentro di lei era il sigillo di un contratto che avevamo appena firmato con la carne.
Le afferrai i capelli, tirandole la testa all’indietro per costringerla a guardarmi. I suoi occhi non erano spenti, brillavano di una luce torbida, una consapevolezza malvagia.

​M - "Lo hai capito? Non sono qui perché mi hai spezzata… Sono qui perché ho capito che essere la tua zoccola è l’unico modo per sentirmi viva! Giovanni... quel poveraccio pensava di avermi posseduta, ma era solo un manichino nelle mie mani... anzi, sarà un manichino nelle nostre mani!"

​Le feci pressione sulla gola, non per soffocarla, ma per ricordarle chi teneva il guinzaglio.

​Io - "Quindi vuoi giocare? Cosa vuoi fare?"

​M - "Sì, voglio che giochiamo! Voglio essere la tua troia libera! Lunedì... lunedì daremo il via allo spettacolo… tornerò da lui, ma non saremo soli! Ho convinto una collega a venire a studiare con noi, sarà la nostra copertura perfetta, l’elemento di rischio che renderà tutto ancora più eccitante... Giovanni dovrà sedersi lì, tra noi due, cercando di fare il serio mentre la collega ripassa i paragrafi... Ma io lo farò morire! Lo strazierò lentamente..."

​Si sollevò sulle braccia, avvicinando le labbra al mio orecchio mentre la sua mano scivolava con audacia sul mio corpo, cercando di riaccendere il fuoco.

​M - "Voglio che tu sia presente in ogni istante, anche se non sarai nella stanza… Avrai il telefono acceso, o ti manderò messaggi ogni volta che la collega si volta per un attimo... Ti racconterò come gli strofino il piede sulle gambe sotto il tavolo, come gli farò sentire il mio profumo mentre gli indico una riga sul libro… Voglio che tu mi dia le istruzioni! Dimmi tu quando devo sbottonare un altro bottone della camicetta, dimmi tu quando devo fargli sfiorare il mio seno per sbaglio mentre la collega cerca un appunto… quando e cosa concedergli… Voglio che lui impazzisca!"

​Le morsi il labbro inferiore, sentendo il sapore ferroso del sangue.
L’idea di controllare la sua performance in tempo reale, di dirigere la demolizione psicologica di Giovanni come un regista invisibile, mi eccitava più di qualunque altra cosa.

​Io - "Voglio ogni dettaglio... Voglio sapere quando inizia a sudare, quando la sua voce trema... Quando sospira perché vorrebbe montarti, se sbaglia una risposta perché pensa alle tue tette..."

​M: "Sarò la tua predatrice... La collega non sospetterà nulla, penserà che sono solo un po' distratta! Ma Giovanni… lo porterò all'esaurimento! Ti piace l'idea di essere il mio burattinaio mentre io lo distruggo?"

​La spinsi di nuovo giù, la mia mano che correva sul suo ventre.

​Io - "Ci sto! Penserò a come farti vestire e quale approccio usare all'inizio!"

​M - "Bene, sono contenta… Ma stasera cosa facciamo? Mi sento un po’... monella!"

​Io - "Coinvolgiamo i ragazzi, potremmo andare a ballare! So di una bella serata fuori città, potrebbe essere l'occasione per divertirci…"

​Organizzai con Letizia e Fabrizio.

​23:30.
La discoteca era un oceano di sudore, bassi ossessivi e luci stroboscopiche che tagliavano il buio come rasoi.
Eravamo nel privé più alto, una balconata che dominava la massa umana in movimento.
Letizia era un monumento al peccato in un abito di lattice nero talmente stretto da mozzare il fiato, con una zip d'argento che le solcava la schiena come una cicatrice.
​Maria, al mio fianco, non era da meno. Indossava un vestitino a fiori dalla seta impalpabile, talmente sottile che a ogni vibrazione dei bassi rivelava l'assenza totale di biancheria.
Un contrasto letale tra l'apparenza da brava ragazza e la realtà di una pelle che non conosceva più il pudore.
​Letizia sbatté sul tavolo di cristallo un mazzo di carte nere, i suoi occhi brillavano di una malizia ferina.

​L - "Stasera un nuovo gioco… il gioco della Sovrana! Ogni carta sarà una sfida da portare a termine. Maria, pesca la tua condanna!"

​Maria pescò la carta "Incanto al Bancone".

​Io le sussurrai all'orecchio, mentre la mia mano scivolava con forza sulla sua coscia - "Ora vai giù, fatti offrire un cocktail. Ma non voglio che usi i soldi. Trova tu il modo, e voglio che lo faccia mentre io ti guardo da qui sopra!"

​Maria mi infilò la lingua in bocca, quindi scese le scale con un’andatura che faceva voltare anche le pietre.
La vedemmo parlare con il barman, un ragazzo giovane, alto e magro, e attirarlo in un angolo cieco del bancone, vicino ai magazzini.
Fece finta di guardarsi attorno, quindi gli mostrò le tette, gli prese una mano e la portò sul suo petto.
Gli disse qualcosa all'orecchio.
Il ragazzo si allontanò e attese che un collega lo coprisse.
Maria lo prese per mano e si diresse verso il bagno, guardandomi dal basso verso l'alto.

​Uscirono dopo cinque minuti.
La mia ragazza tornò al nostro tavolo apparentemente a mani vuote.

​L - "Quindi? Niente cocktail?"

​Maria non rispose; pochi secondi dopo arrivò un cameriere con un vassoio e quattro cocktail.

​M - "Ho pensato aveste sete, così ho trovato il modo di farmene offrire quattro…"

​Risate e sorrisi, Maria mi fece un occhiolino. Non chiesi altro.

​Toccò a Fabrizio.
La sua sfida era ottenere il numero della ragazza del guardaroba, una bellezza gelida e statuaria.

​L - "Se ci riesci, ti autorizzo a scopartela!"

​Fallì in modo netto, tornando al tavolo umiliato dal rifiuto pubblico della donna.
Letizia non perse tempo.
Si alzò, andò dalla ragazza e, dopo una breve conversazione, le afferrò il mento baciandola profondamente davanti a tutti i presenti.
Tornò con il numero e un indirizzo, e un’espressione di trionfo che annichilì il suo compagno.

​L - "Mi ha chiesto di andare a casa sua stasera, magari qualche volta accetto il suo invito… Tocca a te, Marco!"

​Letizia indicò un tavolo di uomini d'affari cinquantenni che fissavano Maria con una bramosia schifosa, dopo averla vista sculettare.

​L - "Marchiala davanti a quei porci! Ma non puoi usare le mani! Voglio che la vostra sola voce sia il loro tormento!"

​Mi alzai, ordinai a Maria di seguirmi e la portai proprio davanti al loro tavolo.
Gli uomini ammutolirono, i bicchieri sospesi.
Ordinai a Maria di piegarsi sulla loro tovaglia, offrendo il sedere nudo e segnato alla loro vista ravvicinata, con il vestito sollevato fin sulla nuca.
Senza toccarla, con una voce che era un sibilo di puro dominio, le ordinai di descrivere a quegli sconosciuti quanto fosse diventata depravata.

​Maria obbedì con una spudoratezza che mi fece ribollire il sangue, descrivendo ogni sua perversione, ogni esperienza, ogni pratica recente e non, mentre quegli uomini sudavano freddo, incapaci di reggere la violenza erotica della nostra complicità.

​Uscimmo dal locale, erano le 4:00. Maria camminava vicino a me, le gambe che tremavano, ma con la testa alta.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
9.2
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per La fidanzata del mio amico (parte 33):

Altri Racconti Erotici in tradimenti:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni